La ricetta di Simona Bastari, che amministra un’ottantina di stabili. Con l’obiettivo di rendere felici o, almeno, non conflittuali i rapporti di chi ci abita. Il suo segreto? Far conoscere i condòmini, organizzare aperitivi, dare un nome agli edifici e…

di Valentina Anghinoni

Condomini (e condòmini) felici. Alla maggior parte degli amministratori può sembrare un ossimoro azzardato, una contraddizione. L’esperienza professionale di Simona Bastari, nella ottantina di condomini amministrati nell’area delle Marche, però, dimostra che la possibilità di condurre (e gestire) una vita condominiale sotto il segno dell’armonia e della civile convivenza può avverarsi, anche grazie al ruolo, fondamentale, dell’amministratore, se è disposto a prestare attenzione al lato umano che abita le mura condominiali. «Il 70% delle cause civili in Italia ha origine nei condomini, e spesso le motivazioni sono davvero banali: i rumori del calpestio del condòmino del piano superiore, la presenza di animali, i cattivi odori In fondo, nulla che non si possa risolvere con un po’ di buona volontà da parte delle persone interessate», spiega a Condominio Sostenibile e Certificato.

 

Domanda. Come si è evoluto il suo approccio al ruolo di amministratore condominiale, che l’ha trasformata in pioniere di un modo innovativo di esercitare questa professione?

Risposta. Dopo aver esercitato per anni la professione di amministratore, mi sono accorta che un approccio al mestiere limitato al controllo delle questioni correlate alla gestione degli stabili e del rispetto delle normative non mi soddisfaceva pienamente. Spesso i condomini sono microcosmi nei quali si creano liti e situazioni molto lontane dalla civile convivenza. Volevo trovare un modo per arginare queste situazioni che inevitabilmente, talvolta, si possono manifestare. Ho capito che le persone in fondo cercano attenzioni e per questo motivo ho messo al centro del mio modo di operare proprio loro, i condòmini. Ho pensato di poter raggiungere il mio obiettivo aiutandoli a creare le condizioni per poter invece stabilire una convivenza basata sul rispetto e l’armonia. So bene che non è facile, ma credo molto nel valore dei rapporti umani, anche all’interno di un condominio.


D. Dal punto di vista pratico, come agisce per rendere possibile questa pax condominiale?

R. Partendo dal presupposto che dal lato amministrativo e burocratico il mio ufficio lavora come tanti altri. La differenza sta nel fatto che ho voluto, assieme al mio team di lavoro, dare un segnale diverso ai nostri clienti, dando loro l’opportunità di comunicare, di conoscersi e di incontrarsi anche al di fuori dell’assemblea condominiale. Per esempio, in occasione degli «aperitivi in condominio», che organizziamo solitamente prima o dopo l’assemblea o in prossimità delle feste natalizie. Sono eventi che si svolgono presso l’appartamento di uno dei condòmini a turno, e questo già aumenta il coinvolgimento delle persone in maniera positiva. Per ogni condominio prepariamo una bottiglia brandizzata con il nome dello stabile, proprio per accrescerne il senso di appartenenza, per sentirsi un team: infatti, mi piace definire questi incontri «condo-building», prendendo spunto dalle riunioni di team-building che si svolgono nelle aziende. Quello che ho notato con piacere è proprio il fatto che queste occasioni permettono ai condòmini di conoscersi, di creare una relazione a livello personale facilitando gli stessi meccanismi assembleari: nel momento in cui bisogna risolvere un problema o prendere una decisione insieme, gli animi sono più rilassati e bendisposti e c’è più coesione tra le varie personalità.


D. Di certo non è una cosa da poco, se si pensa al numero di liti condominiali che proseguono in tribunale…

R. Infatti, il 70% delle cause civili in Italia ha origine nei condomini, e spesso le motivazioni sono davvero banali, come i rumori del calpestio, la presenza di animali, i cattivi odori. In fondo, nulla che non si possa risolvere con un po’ di buona volontà da parte delle persone interessate. So che non tutti i miei colleghi amministratori la pensano come me, però io credo che tra le nostre responsabilità rientri anche la gestione dei conflitti. Per questo motivo non solo è utile avere una preparazione legislativa e amministrativa in senso stretto, ma anche coltivare la capacità di contemperare gli interessi in gioco. Io sono laureata in giurisprudenza, ma proprio per accrescere le mie capacità in ambito relazionale, qualche anno fa ho iniziato un percorso sulla comunicazione che mi ha permesso di cambiare il mio modo di lavorare.


D. Il ruolo dell’amministratore è tutt’altro che semplice, viste le responsabilità che gli sono attribuite dalla legge. Lei che cosa ne pensa?

R. Penso di poter tranquillamente affermare che la legge non sia proprio dalla nostra parte. Sicuramente oggi più che in passato occorre avere una preparazione a 360 gradi. Nonostante ciò, ci tengo a sottolineare che siamo comunque professionisti che gestiscono beni e servizi, ma anche rapporti: se improntiamo il nostro lavoro sull’ascolto e la comunicazione, si crea anche fiducia nei nostri confronti, elemento che aiuta non poco nel momento in cui in qualità di amministratori ci troviamo nella necessità di proporre lavori di manutenzione, o affrontare altre questioni delicate. Bisogna spiegare alla gente perché è importante fare una cosa, non solo dire che l’intervento X va fatto perché lo impone la legge.


D. Restando in tema di interventi, ha riscontrato interesse da parte dei condòmini sulle possibilità offerte dagli ecobonus?

R. Purtroppo no, e neppure per il sismabonus, che dalle nostre parti, (Marche, Abruzzo, Molise) dovrebbe essere invece uno strumento valido per risanare il patrimonio edilizio esistente. Manca proprio la conoscenza di questa possibilità da parte del condòmino, oltre che la fiducia: spesso i tecnici o le imprese che eseguono i lavori sono visti con sospetto. Quello che cerco di fare come amministratore è spiegare che non si tratta solo di obblighi regolamentari, ma che ne va anche del valore degli immobili, cercando di aprire un dialogo che permetta di trovare una soluzione il più possibile adatta alle esigenze di tutti.


D. Per quanto riguarda la cessione del credito, invece, com’è la situazione?

R. Direi che la cessione del credito, nonostante sia già presente da diversi mesi, è ancora agli albori: anche qui manca la conoscenza e c’è molta diffidenza. Ma se utilizzata nel modo corretto, potrebbe sciogliere molti nodi, sbloccando gli ostacoli all’inizio dei lavori in molti condomini dove magari c’è solo un ristretto numero di persone realmente in difficoltà. Se ci fosse una maggiore conoscenza e un maggior impegno su tutti i livelli, sarebbe una misura interessante che porterebbe benefici a tutta la filiera, dall’impresa al condòmino. Sto studiando insieme ai miei commercialisti una serie di incontri per mettere insieme la cessione del credito e il sismabonus, per vedere quali sono le reali possibilità offerte da questi strumenti. Non è facile, ma neanche impossibile.


D. Lei ha un suo blog come amministratrice condominiale. Come mai ha scelto di avvalersi di questo strumento?

R. Ritengo che il blog sia uno strumento molto valido, in grado di raggiungere le persone, per le quali ormai internet e i social sono la normalità. Io cerco di avvicinare le persone al mondo del condominio raccontando loro delle storie, piuttosto che con spiegazioni esclusivamente tecniche. Ho notato che il mio approccio ha riscosso interesse e sono stata contattata anche da colleghi amministratori di altre regioni, cosa che mi fa molto piacere, perché vedere questo modello diventare prassi anche per altre realtà condominiali mi darebbe molta soddisfazione.

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